
Per la rassegna “Suoni della Murgia”, il 6 giugno, il Borgo di Sovereto improvvisamente si risveglia con un’ambientazione inusuale. Il pianista cubano Omar Sosa ed il percussionista venezuelano Gustavo Ovalles, con i loro suoni, riescono a ricreare un’atmosfera fuori dal tempo e dallo spazio.
Arriviamo ben in anticipo rispetto all’orario di inizio del concerto, e ci troviamo improvvisamente in un piccolo borgo medievale costruito attorno all’Hospitale gerosolimitano e al Santuario della Madonna di Sovereto. Di origine medievale conserva testimonianze del periodo delle crociate. Il Santuario custodisce la grotta dove secondo la tradizione fu rinvenuta l’icona bizantina della madonna nera.

Dall’’ultima volta che avevo messo piede in questo borgo sono passati più di 55 anni. Ero un ragazzino. Percorrendo la strada statale 98 da Bari verso nord, ci si passa vicino, ma non si recepisce la bellezza di questo borgo del Comune di Terlizzi, che con gli anni è stato conservato in maniera egregia. Entrando, si capisce subito che è una porta di accesso nel passato, ma con l’appuntamento del concerto il borgo si è subito animato.
Sul palco due musicisti straordinari, provenienti da mondi diversi ma accumunati dai ritmi latini e caraibici. Una collaborazione che nasce da lontano e che continua ancora oggi regalandoci dei preziosi gioielli.
Prima del concerto, i saluti istituzionali dell’Assessora del Comune di Terlizzi Daniela Zappatore, del Sindaco Michelangelo De Chirico e del Direttore Artistico del Festiva “Suoni della Murgia”, Luigi Bolognese. Come detto dall’Assessora, le cose belle si costruiscono, collaborando, stando insieme, tenendosi per mano. E le mani dei due artisti sono state le protagoniste della serata.

La rassegna “Suoni della Murgia è arrivata alla ventitreesima edizione. Dall’inizio ha fatto la scelta di svolgere gli eventi nei borghi, nelle masserie, in ambienti naturalistici del Parco dell’Alta Murgia. Quello di Sovereto è stato il primo di 24 appuntamenti previsti in calendario per l’estate 2024.
La scintilla del sodalizio artistico tra Omar Sosa e Gustavo Ovalles scocca nel 1999 e trova primo compimento nell’album Ayaguna (2003), registrazione dal vivo del concerto tenuto nel 2002 al Motion Blue di Yokohama. Il titolo del disco, “Ayaguna”, è ispirato a una pratica religiosa della cultura Yoruba dell’Africa Occidentale, trapiantata anche in America Latina, che incarna e vuol trasmettere pace e fratellanza, espresse anche dagli abiti bianchi indossati.

Omar Sosa è un musicista poliedrico: compositore, arrangiatore, pianista, percussionista, improvvisatore ed efficace comunicatore. Il suo pianismo è un mix di jazz afrocubano e world music. Particolarmente espressivo, ricco di energia e passione, ma anche di grazia e delicatezza. Sosa ha colto, assorbito e rielaborato elementi caratteristici di ogni cultura musicale con cui è venuto in contatto: i ritmi cubani, sudamericani, europei ed anche africani. Un musicista particolarmente poliedrico, sempre pronto a nuove sperimentazioni ed improvvisazioni. In Italia è particolarmente conosciuto ed apprezzato per la collaborazione stabile, in duo, con Paolo Fresu, con il quale sono stati realizzati tre gioielli musicali (Alma, Eros e Food). Tra l’altro qui in Puglia abbiamo avuto l’opportunità di ascoltarlo in tempi recenti in uno splendido Piano solo a Bari per la rassegna “Nel Gioco del Jazz” (marzo 2023), in duo con Fresu a Noicattaro lo scorso settembre, ed in trio per Bari in Jazz (luglio 2022) con Seckou Keita e Gustavo Ovalles. Anche questi, come quello di Sovereto, pieni di pathos.
Le sue collaborazioni sono infinite, sette Nomination ai “Grammy Award”, riconoscimenti in tutto il mondo.

Gustavo Ovalles ha compiuto i suoi studi formali presso il conservatorio di Caracas, per dedicarsi poi alle percussioni della tradizionale venezuelana, attraverso un approccio diretto con la musica popolare dei villaggi, alla ricerca delle sue autentiche radici. Il suo percorso musicale lo ha portato anche a Cuba, per poi trasferirsi in Francia dal 1997 e successivamente in Austria. Ovalles ha collaborato con innumerevoli ensemble di musica jazz e latina, offrendo sempre il suo peculiare contributo. Ha partecipato ai maggiori jazz festival internazionali, come quello di Montreal, di Saint-Louis in Senegal o come il North Sea Jazz Festival in Olanda. Si è esibito in contesti prestigiosi come la Carnegie Hall di New York e storici club come il Blue Note di Tokyo.
Omar Sosa si conferma, per l’ennesima volta, un maestro della tastiera, riuscendo a creare atmosfere sempre nuove e mai ripetitive. Come al solito è entrato sul palco con i suoi amuleti (una bambolina, una candela accesa, un cordone rosso) con i quali vorrebbe allontanare qualsiasi influenza negativa. Permettetemi però di spendere una parola in più per il suo compagno di viaggio. Di certo Ovalles non ha la stessa notorietà di Omar Sosa, e non si è limitato a svolgere il ruolo di accompagnatore. Gran parte della scena se l’è conquistata utilizzando una serie innumerevole di strumenti a percussione, dai mille tamburi, alle tantissime percussioni in legno, o le svariate collane di campanelli e simili.

Due momenti più lirici che ci tengo a sottolineare: il brano “Alma”, che è il brano dà il titolo al primo album inciso con Paolo Fresu, e il brano “Voices on the sea”, con gli effetti sonori ottenuti da Ovalles smuovendo l’acqua di una bacinella d’acqua, ed immergendo piccoli strumenti a percussione, creando suoni quasi spaziali, ma che fanno riaffiorare il ricordo di ciò che accade ogni giorno ed ogni notte nel nostro mar Mediterraneo. Questo brano è incluso nel CD del 2021 dal titolo SUBA, di Omar Sosa e Seckou Keita (e con la partecipazione di Ovalles).
Anche Omar Sosa ha voluto richiamare le parole dell’assessora, in merito all’aspetto che per realizzare un’opera d’arte, occorre farlo insieme. Insieme ad una piazza gremita di pubblico fino all’inverosimile. Tantissima gente costretta a seguire il concerto in piedi, ma che nonostante tutto è rimasta fino alla fine, ammaliata dalle atmosfere ora surreali, ora indiavolate, che i due artisti hanno saputo creare. Un ringraziamento da parte di Omar Sosa alla Puglia, dove torna sempre con grande piacere, non solo perché si mangia bene, ma perché è un luogo dove si “ride”. Detto da lui, resta un gran bel complimento.

Suoni della Murgia è un festival di musiche e culture popolari che dal 2001 propone sull’Alta Murgia barese un universo di suoni, arte e storie. Un Festival che unisce tradizione e contemporaneità e invita l’ascoltatore ad aprirsi al vento che arriva impetuoso annusandone l’anima profumata dell’antico. Un ringraziamento a tutti coloro che si sono spesi per la realizzazione di una serata magica, in particolare agli amici del Festival per le ottime proposte e all’Amministrazione del Comune di Terlizzi per la puntuale organizzazione.
Un impegno da parte di tutti noi semplici spettatori? Ritornare a Borgo Sovereto per una passeggiata e per gustare a pieno l’atmosfera fiabesca.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro