
Valter Malosti, il direttore di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, ha diretto nella scorsa Stagione Antonio e Cleopatra di William Shakespeare, un’opera raramente rappresentata in Italia, tra le vette poetiche del corpus drammatico dell’autore, di cui insieme all’anglista Nadia Fusini il regista ha curato anche una nuova traduzione italiana in versi. Lo spettacolo, prodotto da ERT con Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e LAC Lugano Arte e Cultura, è atteso al Teatro Bonci di Cesena dal 23 al 26 gennaio (da giovedì a sabato alle ore 20.30, domenica alle 16.00).
Protagonista insieme a Malosti è Anna Della Rosa, Premio Internazionale Flaiano per il Teatro, Premio Duse e Premio della Critica 2024, già finalista ai Premi Ubu 2021 per la sua interpretazione della regina d’Egitto in Cleopatràs, il primo dei Tre lai di Giovanni Testori, diretto da Malosti. Con loro, un ampio cast di attrici e attori affermati e giovani talenti (Danilo Nigrelli, Dario Battaglia, Massimo Verdastro, Paolo Giangrasso, Noemi Grasso, Ivan Graziano, Dario Guidi, Flavio Pieralice, Gabriele Rametta, Carla Vukmirovic). Alla messa in scena hanno collaborato alcuni fra i migliori professionisti del teatro italiano, tra cui i premiati agli Ubu 2023 Margherita Palli (scenografa), Cesare Accetta (direttore della fotografia e light designer) e GUP Alcaro, sound designer che affianca i lavori di Malosti da due decenni, vincitore per il progetto sonoro di Lazarus. I costumi sono di Carlo Poggioli, già candidato ai Nastri d’Argento, ai David di Donatello e ai BAFTA e la cura del movimento è del regista e coreografo Marco Angelilli.
In occasione dello spettacolo sono in programma: venerdì 17 gennaio alle ore 18.00 in Sala Morellini una lezione del Professor Gerardo Guccini, studioso di teatro già docente di Drammaturgia presso l’Università di Bologna, Shakespeare e il teatro elisabettiano, e sabato 25 gennaio alle ore 18.00 nel Foyer l’incontro con Valter Malosti, Anna Della Rosa e la compagnia, moderato dal docente e coordinatore del corso di Laurea in Discipline della musica e del teatro dell’Università di Bologna Enrico Pitozzi, nell’ambito del ciclo Conversando di teatro.
Antonio e Cleopatra
Valter Malosti si confronta con Antonio e Cleopatra dopo un lungo e appassionato percorso shakespeariano: da Shakespeare/Venere e Adone (Premio ANCT 2009) a Lo stupro di Lucrezia (Premio Ubu 2013 a Alice Spisa), fino a Amleto, Shakespeare/Sonetti, Macbeth. Nel 2022 Einaudi ha pubblicato nella collana di Poesia la sua traduzione de I Poemetti, in questa Stagione presentati nuovamente sul palco in un’unica serata in forma di concerto, con Gup Alcaro.
«I due straripanti protagonisti – così introduce l’opera Valter Malosti – eccedono ogni misura per affermare la loro infinita libertà. Politicamente scorretti e pericolosamente vitali, al ritmo misterioso e furente di un baccanale egiziano vanno oltre la ragione e ai giochi della politica. Inimitabili e impareggiabili, neanche la morte li può contenere. Di Antonio e Cleopatra la mia generazione ha impresso nella memoria soprattutto l’immagine, ai confini con il kitsch, e vista attraverso la lente d’ingrandimento del grande cinema (grande davvero la regia di Joseph L. Mankievicz) di Hollywood, della coppia Richard Burton / Liz Taylor. Ma su quest’opera disincantata e misteriosa, che mescola tragico, comico, sacro e grottesco, su questo meraviglioso poema filosofico e mistico (e alchemico) che santifica l’eros, che gioca con l’alto e il basso, scritto in versi che sono tra i più alti ed evocativi di tutta l’opera shakespeariana, aleggia, per più di uno studioso, a dimostrarne la profonda complessità, l’ombra del nostro grande filosofo Giordano Bruno: un teatro della mente».
La storia d’amore tra Antonio e Cleopatra permette a Shakespeare di raccontare l’incontro e il conflitto tra Oriente e Occidente, un conflitto politico ma anche scientifico.
Nel 1580 infatti Giordano Bruno si trovava in Inghilterra, qui recuperò le scienze astronomiche degli antichi egizi e diffuse nella cultura occidentale le sue teorie rivoluzionarie che gli sarebbero poi costate la vita.
Per Antonio conoscere Cleopatra – un “Serpente del vecchio Nilo” che siede in trono rivestita del manto di Iside – è ciò che dà un senso al viaggio della vita, nell’incontro con Cleopatra Antonio nasce pienamente a sé stesso.
Quanto a Cleopatra, scrive Nadia Fusini, «oltre che Didone e Iside, è una zingara, è la grande prostituta d’Oriente, un’anticipazione di Isolde, la donna “strana” e straniera dei Proverbi, la “lussuriosa” di Dante, la “fedele” in amore di Chaucer, la puttana di Cesare, e ora l’amante di Antonio. Ma soprattutto, ora, in questo dramma, è la sacerdotessa di un’azione drammatica da cui sgorga ancora e di nuovo l’antica domanda, che già ossessionava Zeus e Era: in amore chi gode di piú? l’uomo o la donna? […] e chi ama di piú, gode forse di meno? E tra gli amanti, chi riceve di piú? […] Sono domande che nella logica dell’economia erotica con cui Shakespeare gioca esplodono con fragore dissolvendo pretese macchinazioni puritane volte a legiferare in senso repressivo sulla materia incandescente dell’eros».
Antony and Cleopatra, come ci suggerisce il docente, traduttore e poeta Gilberto Sacerdoti, è un prisma ottico: «Se viene osservato solo di fronte un prisma ottico mostra una sola immagine, e se non si fa un passo a sinistra e uno a destra, le altre due restano invisibili – il che, in caso di “verità” e “segreti della natura” che “dovrebbero tacere”, può venir buono per farli tacere e parlare al tempo stesso.” Visto di fronte è dunque la storia di amore e di politica narrata da Plutarco. Visto di sbieco ci spinge a decifrare “l’infinito libro di segreti della natura”.
Per trovare un corrispettivo dell’infinito amore di Antonio “bisogna per forza scoprire un nuovo cielo e una nuova terra”, e a chi è disposto a lavarsi il cervello col forte vino d’Egitto, Dioniso rivela “un mondo che gira” proprio come quello che l’umanità si stava preparando a scoprire».
Un breve appunto su ordine e disordine / Valter Malosti
FILONE
La demenza del nostro generale
oltrepassa ogni misura: i suoi occhi
che mandavano bagliori di fuoco
sulle schiere e le adunate di guerra,
riflessi sul metallo come un Marte,
ora son volti su quella egiziana,
e il suo gran cuore di capitano,
che in battaglia faceva saltar via
le fibbie della corazza sul petto,
rinnega sfrenato ogni temperanza,
è diventato il mantice e il ventaglio
che rinfresca i bollori d’una zingara
lussuriosa.
Guarda bene la scena […]
Vedrai uno dei tre pilastri del mondo
trasformato nel buffone d’una puttana.
Fa’ attenzione e guarda.
Mi hanno sempre colpito leggendo e rileggendo Antonio e Cleopatra, la prima e l’ultima scena ma non capivo esattamente il perché. Mi sembravano due scene, stavo per dire due inquadrature, non rilevanti. Nella prima scena uno degli ambasciatori arrivati da Roma per avere un colloquio con Antonio parla del grande generale come se fosse un vecchio demente, disordinato, libidinoso, perso dentro l’amore per la “zingara” Cleopatra, e d’altra parte gipsy arriva proprio da egyptian, così come il nostro italiano “gitano”, che è il latino aegyptanus, da Aegyptus «Egitto», e con questo ultimo appellativo Antonio chiamerà Cleopatra all’interno della tragedia shakespeariana.
Nella scena che chiude la tragedia osserviamo invece il vincitore Cesare Ottaviano davanti al corpo esanime di Cleopatra che incita al “massimo ordine”.
Antonio e Cleopatra inizia dunque col massimo disordine in atto, in cui eros vive insieme a thanatos in un baccanale egiziano e convive con le guerre e la res pubblica e il potere, ma tutto questo sconvolgimento del mondo svanisce con la morte dei due amanti “senza pari”. L’ultima inquadratura appartiene a Cesare Ottaviano che, dopo la beffa politica del suicidio di Cleopatra, concede ai due una imperitura tomba comune ed esige dai suoi il “massimo ordine” relativamente al rito di sepoltura con tutto l’esercito schierato. Massimo ordine che vuole cancellare per sempre il massimo disordine.
Ed è, istintivamente, proprio dall’immagine per me ineludibile di questa tomba-monumento che è iniziata la nostra ricerca su Antonio e Cleopatra. Ho chiesto a Margherita Palli di creare una scena-tomba, con gli strati della storia (millenari) visibili, è un mausoleo di oggi che ospita tombe antiche di antichi ospiti, i fantasmi, le ombre come Shakespeare le chiamava, che sono l’essenza del teatro. Sono dei morti che qui ci parlano con una pienezza di vita e una presenza più viva della vita, grazie alla poesia.
I. L’invertito gusto
e invertibile anche
del veleno che hai cercato,
distribuito,
amato,
quell’odiosa, sadica mania
di far che la materia
dell’arte sia
come la gola
l’attimo prima
che una mano la stringa
o nelle vene infetti
l’aspide-siringa
la funesta bava-droga,
l’attimo, l’ora,
l’eternità, forse,
prima che Cleopatra muoia
[…]
II. Chi ha quaggiù
dipinto e amato
che non desiderasse nell’un tempo
l’assassinio di sé
e dell’amante,
una morte comune,
fosse pur pitturale,
insieme,
a due,
l’agonie mie,
le sue…
[…]
Giovanni Testori, Francesco Cairo, da Maddalene, Franco Maria Ricci, 1989
Valter Malosti, regista, attore e artista visivo, dirige dal maggio 2021 Emilia Romagna Teatro Fondazione / Teatro Nazionale e in precedenza la Fondazione Teatro Piemonte Europa e la compagnia indipendente Teatro di Dioniso. Per la direzione di ERT / Teatro Nazionale nel 2023 ha ricevuto il Premio Enriquez e la Targa Volponi. Gli spettacoli di Malosti hanno ottenuto, tra gli altri, il premio internazionale Flaiano per la regia di Venere in pelliccia di David Ives nel 2017, il Premio Ubu 2009 per la regia di Quattro Atti Profani di Antonio Tarantino e quello dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro sempre per Quattro Atti Profani e per Shakespeare/Venere e Adone. Nel 2004 Inverno di Jon Fosse ha ricevuto il Premio Ubu per il miglior testo straniero messo in scena in Italia. Del 2004 è il premio Hystrio per la regia di Giulietta di Fellini. Del 1992 la menzione speciale al Fringe Arts Festival di Melbourne come miglior performer per l’interpretazione di Ella di Herbert Achternbusch in lingua inglese. Malosti ha diretto opere di Nyman, Tutino, Glass, Corghi e Cage, spesso in prima esecuzione, e per il Teatro Regio di Torino Le nozze di Figaro di Mozart. Ha al suo attivo diverse regie radiofoniche per Rai Radio3.
Come attore ha lavorato per quasi un decennio con Luca Ronconi, e al cinema con Mimmo Calopresti, Franco Battiato e Mario Martone. È stato Manfred (Schumann/Byron) per la direzione d’orchestra di Noseda.
Ha diretto la Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino dal 2010 al 2018.
Tra gli ultimi progetti ideati da Malosti occupa un posto di rilievo «Me, mi conoscete»: Primo Levi a teatro, creato in occasione del centenario della nascita del grande autore, articolato in cinque distinti momenti di spettacolo in cui spicca Se questo è un uomo (nomination ai Premi Ubu 2019 per la regia e il progetto sonoro, finalista alle Maschere del Teatro Italiano 2021) interpretato e diretto dallo stesso Malosti. Il suo adattamento di Se questo è un uomo è stato messo in scena in Grecia, Spagna e Norvegia. Per i tipi di Einaudi nella collana di Poesia è uscita a fine novembre 2022 la sua traduzione de i Poemetti (Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia) di William Shakespeare, presentati nuovamente sul palco in un’unica serata in forma di concerto, con Gup Alcaro, per la Stagione 2024/25.
Tra i suoi progetti anche la regia d’opera de Il viaggio di G. Mastorna di Matteo D’Amico da Fellini e quella degli acclamati Lazarus di David Bowie e Enda Walsh e Antonio e Cleopatra di Shakespeare.
Anna Della Rosa, diplomata alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi, si specializza con Luca Ronconi e Massimo Castri. Debutta con Peter Stein al Teatro Greco di Siracusa e nei più importanti teatri antichi d’Europa. È protagonista diretta da Toni Servillo, Luís Pasqual, Pascal Rambert, Valter Malosti, Martin Kušej, Marco Bellocchio, Andreè Shammah, Marco Baliani, Davide Livermore, Veronica Cruciani, Simone Toni e Jacopo Gassmann, per il quale è Ifigenia nell’Ifigenia in Tauride al Teatro Greco di Siracusa nel 2022. Per il ruolo di Giacinta ne La Trilogia della Villeggiatura diretta da Toni Servillo vince il Premio ETI Gli Olimpici del Teatro come migliore attrice emergente e il Premio Virginia Reiter, per la sua interpretazione in Blackbird diretta Luís Pasqual vince il Premio Marisa Bellisario e il Premio Duse come migliore giovane attrice di teatro e il premio Internazionale “Amici di Milano per i giovani”. È finalista al Premio Ubu come miglior attrice nel 2008 per il ruolo di Giacinta e nel 2021 per le sue interpretazioni di Cleopatràs di Giovanni Testori con la regia di Valter Malosti e di Sorelle, scritto e diretto da Pascal Rambert. È la voce di Via col vento di Margaret Mitchell e di Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi, audiolibri prodotti da Storytel. È la Ragazza Esangue ne La grande bellezza di Paolo Sorrentino, Premio Oscar 2014 come miglior film in lingua straniera. Nel 2023 ERT / Teatro Nazionale produce con la Compagnia Lombardi-Tiezzi, il progetto di Sandro Lombardi per Anna Della Rosa Erodiàs + Mater strangosciàs, dai Lai di Giovanni Testori. Nella stagione 2023-2024 è coprotagonista con il regista Valter Malosti della produzione ERT Antonio e Cleopatra, per cui riceve il Premio Internazionale Flaiano per il Teatro 2024 per la Miglior interpretazione femminile, e interpreta Durante, testo e regia di Pascal Rambert. Riprende inoltre Accabadora, dal romanzo di Michela Murgia, drammaturgia di Carlotta Corradi e regia di Veronica Cruciani, una co-produzione ERT con Savà Produzioni Creative. Nel mese di dicembre è Orlando nello spettacolo da Virginia Woolf con la drammaturgia di Fabrizio Sinisi e la regia di Andrea De Rosa. Nel 2024 riceve il Premio Duse e il Premio della Critica.
Tournée
16 – 19 gennaio 2025: Teatro Metastasio – Prato
29 gennaio – 2 febbraio 2025: Teatro Morlacchi – Perugia
7 – 9 febbraio 2025: Teatro Comunale – Ferrara
11 – 16 febbraio 2025: Teatro Quirino – Roma
20 – 23 febbraio 2025: Teatro delle Muse – Ancona
28 febbraio – 2 marzo 2025: Teatro Vittorio Emanuele – Messina
5 – 9 marzo 2025: Teatro Biondo – Palermo
14 – 16 marzo 2025: Teatro Fabbri – Forlì
Audiodescrizione Teatro No Limits
La replica di domenica 26 gennaio sarà audio descritta per persone con disabilità visiva: l’iniziativa si svolge nell’ambito del progetto del Centro Diego Fabbri di Forlì Teatro No Limits, con il sostegno di BCC Romagnolo.
Informazioni e prenotazioni: info@centrodiegofabbri.it – tel. 0543 30244.
Ingresso ridotto (15 euro) per gli utenti non vedenti e ipovedenti e omaggio per l’accompagnatore.
Antonio e Cleopatra
di William Shakespeare
uno spettacolo di Valter Malosti
traduzione e adattamento Nadia Fusini e Valter Malosti
Personaggi e interpreti
Anna Della Rosa Cleopatra
Valter Malosti Antonio
Danilo Nigrelli Enobarbo
Dario Battaglia Cesare Ottaviano
Massimo Verdastro Indovino
Paolo Giangrasso Messaggero di Cleopatra
Ivan Graziano Agrippa
Noemi Grasso Incanto
Dario Guidi Eros
Flavio Pieralice Messaggero di Roma
Gabriele Rametta Soldato di Antonio
Carla Vukmirovic Ottavia
scene Margherita Palli
costumi Carlo Poggioli
disegno luci Cesare Accetta
progetto sonoro GUP Alcaro
cura del movimento Marco Angelilli
maestro collaboratore Andrea Cauduro
assistenti alla regia Virginia Landi, Jacopo Squizzato
assistenti alle scene Marco Cristini, Matilde Casadei
assistenti ai costumi Simona Falanga, Riccardo Filograna
chitarra elettrica live Andrea Cauduro
arpa celtica live Dario Guidi
direttore tecnico Massimo Gianaroli
scene costruite nel Laboratorio di ERT / Teatro Nazionale
responsabile dell’allestimento e del laboratorio di costruzione Gioacchino Gramolini
costruttori Sergio Puzzo, Veronica Sbrancia, Davide Lago, Leandro Spadola
scenografe decoratrici Ludovica Sitti con Sarah Menichini, Benedetta Monetti, Martina Perrone, Bianca Passanti
costumi realizzati da Maria Vittoria Pelizzoni, Adriana Cottone per ERT /Teatro Nazionale e da Tireili Costumi
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura
si ringrazia Gilberto Sacerdoti, Aldo Schiavone
immagine di copertina foto di Laila Pozzo / editing Marco Smacchia
foto di scena Tommaso Le Pera
spettacolo presentato in collaborazione con Gruppo Hera
Informazioni:
Teatro Bonci, Piazza Guidazzi – Cesena tel. 0547 355959 | info@teatrobonci.it
Orari biglietteria (solo giorni feriali): dal martedì al sabato ore 11.00 – 14.00 e 16.00 – 19.00; nei giorni di rappresentazione serale fino a inizio spettacolo; le domeniche di rappresentazione pomeridiana, dalle 15.00 fino a inizio spettacolo. Online: cesena.emiliaromagnateatro.com | vivaticket.com
Ingresso: 8 / 27 €.