Il ForseSanremo di Cirano Post: la prima sera, martedì 11 febbraio

Sanremo è il residuo di TV generalista che unisce tutte e tutti, perfino chi apparentemente è parruccone lo vede, più o meno distrattamente, più o meno di nascosto. Liti famigliari, teatri e televisioni che propongono controprogrammazioni, che per quanto orgogliose, restano un riempitivo, i prossimi mesi di radio già appaltati.

Seppur il nuovo corso di Carlo Conti si proponga molto meno come una finestra sul mondo non solo musicale, ma anche sociopolitico, Sanremo resta più di un festival: è una prova di resistenza a distaccarsi dalla realtà.

Qui a Cirano ci stiamo dando il disimpegno di un commentario semiserio. Semiserio innanzitutto perché vogliamo la libertà di andarcene a letto se ci va, soprattutto se ci va di svegliarci al mattino dopo e andare a compiere quell’azione imperdonabile e offensiva che si chiama lavorare. Semiserio perché avremmo anche noi famiglie, e tutto un mondo pronto a disconoscerci, quindi niente cronache pedisseque, abbiamo già rinunciato al Fantasanremo per scrivere qui. E non in ordine cronologico.

Abbiamo scoperto che la fonica non è il forte di questi ultimi anni al Festival, con Carlo Conti muto per i primi secondi della serata inaugurale. L’ho visto sui social, io mi sono sintonizzata in radio sul pezzo di Marcella, che rientra nella cordata delle cantanti anni ’80 che fanno canzoni di empowerment, dopo Loredana Bertè.

Di lì, una pletora di canzoni, come quella di Achille Lauro che ricorda quella di Tananai dell’anno scorso. Un fluire indistinto, che neppure Jovanotti riesce ad arrestare. Jovanotti merita una parentesi a parte. A me, il peace and love mentre stira i nidi delle specie protette sulla spiaggia e si fa sponsorizzare da aziende finto bio non convince. E convince ancora meno se sul palco si fa accompagnare da Gimbo Tamberi, disposto a morire pur di non ritirarsi da una gara. Finta ecologia, e finta spinta motivazionale, assieme sul palco. Anche meno.

Così come anche meno con Imagine cantata da Noa e Mira Awad, coronate dal momento TV2000 di Papa Francesco. La Palestina autentica merita di più.

Ancora un susseguirsi di canzoni tutte simili. Diciamo che se il cuore è tutto per Brunori Sas e Lucio Corsi, la testa sa che Clara andrà fortissima in radio. E pure Fedez, che con le sue lenti a contatto vantablack sembra Charles Manson.

E il sangue se l’è preso tutto Serena Brancale, che chiamando “La zia” all’esordio sul palco dell’Ariston sembra avercela con me.

Alle 00.35 finalmente la perla della serata: Joan Thiele. Il look, l’arrangiamento, la voce, la canzone. Tutto.

Kekko dei Modà sembra un cantante di una tribute band che fa brani dei Modà. La costola incrinata è solo un catalizzatore per il solito tono sofferente.

Non classificato il look da Casamonica di Tony Effe, mentre quelli di Noemi e Elodie sono già diventati oggetti di decine di meme su Instagram.

Si chiude con The Kolors, dalle parti dell’una, in anticipo rispetto alla scaletta, e probabilmente da giovedì già in tutte le balere e le scuole di balli di gruppo. Incredibile ma vero, a letto prima del previsto!

Beatrice Zippo

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