
Stasera parto in vantaggio, guardo la puntata dall’inizio. Inutilmente: Benigni fa uno sketch, e io vorrei già spegnere il TV.
La tenerezza è Mahmood che ha smesso la tuta gold e ha una paura belva di far male su un palco dove deve fare un altro mestiere per 4 ore.
Dopo Renga e i Modà, che sembrano usciti dagli Anni Zero con “Angelo”, Zero nostalgia.
Finalmente una delle ragioni per cui sto guardando il Festival: Geppi Cucciari, con un esordio scoppiettante.
Del “Sound of Silence” di Clara con Il Volo, la cosa più bella è stata il silence alla fine della canzone.
Così come il fatto che Noemi, Tony Effe, Francesca Michielin e Rkomi, si levano in quattro la cover nel giro di due canzoni. Geniale.
Per un attimo ho pensato che Miu Miu avesse rimesso di moda i calzini bianchi con i sandali di vernice, e invece è la fasciatura al piede di Francesca Michielin.
Il genio totale di Lucio Corsi con Topo Gigio, potrei spegnere il TV serenamente adesso. Propongo una conduzione Topo Gigio con Geppi Cucciari, e venti pezzi di jazz cantati da Serena Brancale, e non se ne parli più.
Arisa anche e sempre bravissima, al netto del look da Pausini in botta da acidi.
Marcella Bella, anzi Bellissima, con una voce bellissima, con un’interpretazione bellissima, un arrangiamento bellissimo, e un fratellissimo, Gianni Bella, in prima fila. Un momento indimenticabile.
Non biasimerei se Pino Daniele sta tirando due chitammuort, ovunque sia, a Rocco Hunt e Clementino che stanno cantando così “Yes I know my way”. No, non lo sapete.
Mahmood che balla sul palco mi ricorda che non sono gay, ma posso imparare.
Francesco Gabbani e Francesco Tricarico, “Io sono Francesco”, una canzone invecchiata benissimo, al di là dell’insulto.
Giorgia e Annalisa, meno vellutate di Adele, ma bellissime e bravissime in ogni caso.
“La Cura”, Cristicchi che porta la canzone sulla demenza senile della mamma, è da gesto apotropaico, magari in aramaico, come canta la sua compagna Amara.
E per fortuna che ci sono i Coma Cose, con Johnson Righeira, lui in abiti d’epoca, a cantarci che “Sanremo sta finendo” come l’estate, come il nostro autunno incipiente.
Grandi momenti artistici con Joan Thiele e Frah Quintale alle prese con “Che cosa c’è” e con Olly, vera rivelazione del Festival per me, che con un tenero Goran Bregovic e la sua Wedding & Funeral Band porta “Il Pescatore” a far ballare tutto l’Ariston.
Ormone e arrangiamento al massimo con “A mano a mano” e “Folle città”, provano anche a iniziare una “Ancora” ma Carlo Conti, con il cronometro alla mano, li butta fuori dal palco.
E poi Massimo Ranieri con i (Rosso)Neri per Caso si cimenta con una “Quando” senza pretese, come “Un tempo piccolo” che hanno pescato Willie Peyote con Zampaglione e Ditonellapiaga, e come Brunori Sas con Riccardo Sinigaglia e Dimartino con “L’anno che verrà”, cui si perdonano anche le stecche, in nome della naturalezza.
Arriva il momento tanto atteso: Marco Masini che canta “Bella Stronza” con Fedez. Dopo ZeroCalcare, ZeroRancore. Uno spiattellamento di una relazione che è stata un’azienda, figli inclusi, che se proprio deve mettere una pietra in un sacco, è in quello dei passivoaggressivi.
“Creuza de mä” non andrebbe fatta, neppure se ti chiami De André. Mai.
Su Shablo con Gué, Joshua e Tormento con Neffa torno ragazzina con “Amor de mi vida” e “Aspettando il sole”.
Anche oggi Carlo Conti scappando scappando è arrivato a fine serata!
Beatrice Zippo