
Lo stile è quello del più famoso “Perfetti sconosciuti” (2016), con un mood decisamente più romantico e meno “traumatico”: stiamo parlando di “FolleMente“, l’ultima creatura del regista Paolo Genovese, supportato dai sceneggiatori Paolo Costella, Isabella Aguilat, Lucia Calamaro e Flaminia Gressi, nelle sale cinematografiche dal 20 Febbraio.
Con un cast come sempre importante e numeroso, ci troviamo in una sorta di “Inside Out” (film cult della Pixar) in cui, in luogo dell’adolescente creata dalla Disney, la scena si districa all’interno di due “menti”, ossia quella di Lara (Pilar Fogliati), recidiva nelle storie con uomini sposati, e Piero (Edoardo Leo), divorziato con una figlia, che, la sera del primo appuntamento, mostrano tutti i loro sentimenti ed emozioni attraverso quattro “istinti” liberi di muoversi nelle loro teste.
Gli istinti femminili, interpretati dalla “leader” Claudia Pandolfi, l’amorevole Vittoria Puccini, la problematica Maria Chiara Giannetta e la sensuale Emanuela Fanelli, interagiscono con quelli dell’altra “squadra”, quella maschile, che vede nei ruoli corrispettivi Marco Giallini, Maurizio Lastrico, Rocco Papaleo e Claudio Santamaria.
E’ una vera e propria partita alla ricerca dell’Amore, ambientata in unica scena all’interno della casa di Lara, con un botta e risposta continuo ed incalzante, che rende tutto molto fruibile e semplice (forse in alcuni tratti anche un po’ troppo, tanto da creare degli stereotipi che nel tempo sono stati superati come quello della “dicotomia” tra femminile e maschile).

La recitazione, in particolare dei “quattro istinti”, assume un’intonazione quasi teatrale, forse volutamente, tanto da far sentire lo spettatore quasi all’interno della scena e senza filtri, rendendo leggera e piacevole la visione, dove le redini sono tenute in particolare dalla bravissima Pandolfi, assieme a Lastrico e Fanelli.
“FolleMente” non era facile da realizzare e da far funzionare e la scelta della commedia permette di mettere in piedi un ambiente nuovo nel quale le varie sfaccettature dei personaggi risaltano perfettamente grazie al montaggio eccellente di Consuelo Catucci che ne risalta la ritmica, facendo occhiolino (volendo volare alto) a Woody Allen e alle dinamiche dei suoi film.
La macchina da presa insiste sui volti e gli sguardi, dato che, anche se tra i due protagonisti a volte scende il silenzio, all’interno delle loro menti invece vige il caos più totale, alla ricerca della risposta giusta alle domande dell’interlocutrice/interlocutore. Una commedia che indaga sulla conflittualità che abbiamo nell’affrontare le decisioni che la vita ci pone davanti e che riproduce molto bene quella sensazione di disagio misto a desiderio di far colpo che più o meno abbiamo provato tutti.

L’iniziale ambientazione dalle pareti grigie della casa accresce quel senso di distanza e di disorientamento che si prova quando s’incontra per la prima volta qualcuno, ed è giusto che, nel corso della serata, assuma dei risvolti più caldi, di pari passo con il crescere delle emozioni; a differenza di “Perfetti sconosciuti”, dove la fotografia aveva reso all’inizio tutto più rilassante per i protagonisti e lo spettatore, come era giusto che fosse in quella che si delineava come una serata tra amici, per poi prenderli alla sprovvista con il passare del tempo.
Molto particolare e accurata la scelta musicale, che cadenza alcune scene del film più animate, per poi chiudere con una esplosiva e liberatoria hit che tutto – ma proprio tutto – il pubblico conosce e canta all’unisono in sala … ma che noi del Cirano Post non vi spoileriamo!!!
Samantha Pinto