A sessant’anni di distanza, riecheggia attualissimo ancora nell’aria l’inno di John Coltrane “A Love Supreme” che rivive sul palco del Duke Jazz Club di Bari grazie al Catacchio, Macchia, Menzella e Accardi 4et

A Love Supreme è l’album capolavoro registrato da John Coltrane, pubblicato a febbraio 1965. A ragion veduta, è considerato in assoluto, uno degli album più rappresentativi della storia del Jazz. Sono passati esattamente sessant’anni dalla sua pubblicazione (l’album era stato registrato il 9 dicembre del 1964) e ancora oggi questi brani, ormai immortali, continuano ad emozionarci.

Per ricordare questo evento, il palco del Duke Jazz Club di Bari ha ospitato un quartetto d’eccezione che ha voluto riproporre le musiche di John Coltrane. Al contrabbasso Nico Catacchio, al pianoforte Eugenio Macchia, al sax tenore Gianfranco Menzella e alla batteria Fabio Accardi.

Impossibile sintetizzare in due parole quella che è stata la carriera artistica (e non solo) di uno dei più importanti musicisti di questo genere musicale. Posso solo invitare, chi ne ha voglia, ad approfondire la sua figura ed il suo ruolo indiscutibile, negli anni di maggior splendore della musica jazz. La sua prima incisione è del 1951. Nel 1955 l’incontro con Miles Davis che gli cambierà la vita. Problemi di tossicodipendenza, l’ossessione per lo studio, la svolta mistica. Coltrane morì di cancro al fegato il 17 luglio 1967, in ospedale dove era ricoverato. Aveva solo 40 anni. Ha lasciato una traccia indelebile nella storia della musica in generale.

Il progetto presentato al Duke è stato “raccontato” da Nico Catacchio che oltre ad essere un ottimo musicista, compositore ed arrangiatore, è molto bravo nell’arte del racconto. Riesce molto bene a far comprendere fino in fondo il valore e il significato della musica che si ascolta. Le sue composizioni hanno spesso carattere di suite e comunque la sua ricerca è volta a dare una grande importanza alla articolazione della struttura. Studia contrabbasso al Conservatorio di Bari per tre anni. Contemporaneamente studia contrabbasso jazz frequentando i corsi invernali e i seminari estivi di SienaJazz con Bruno Tommaso, Furio di Castri, Paolo Fresu, Franco D’Andrea vincendo una borsa di studio nel ’92. Frequenta masterclass in Italia e all’estero con Gary Peacock (contrabbassista del trio di Keith Jarrett), Palle Danielsson, Paul Bley ed altri.

Eugenio Macchia, quarantaquattro anni, pianista di Gioia del colle, studia piano classico e in seguito armonia jazz con George Cables, Kenny Barron e Dave Kikoski a New York. Si diploma in Composizione Jazz con votazione di 110 con lode e menzione d’onore, presso il Conservatorio N. Piccinni di Bari. – Nel Luglio 2010 si aggiudica la “LUCA FLORES PIANO COMPETITION” di Firenze e appena due settimane più tardi vince l’ “INTERNATIONAL JIMMY WOODE AWARD” come miglior pianista. Nel giugno 2014 ha vinto il premio internazionale “Massimo Urbani”, concorso dedicato ai musicisti jazz emergenti. Una carriera ormai quasi ventennale, segnata da numerosi riconoscimenti. Negli ultimi anni ha raggiunto una maturazione tecnica davvero invidiabile. I suoi lunghi assoli sono stati davvero preziosi.

Fabio Accardi, nato a Bari nel 1973 comincia a suonare all’età di 13 anni incoraggiato da suo fratello maggiore Alessandro (allora chitarrista di una rockband). Muove i primi passi presso la scuola di musica “Il Pentagramma”. Nel 2005 consegue un diploma in percussioni classiche presso il conservatorio di Verona. Nel 2006 consegue anche un diploma di formazione superiore e del Prix in Jazz et Musiquès Improvvisèes c/o il Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi. Un curriculum di tutto rispetto con collaborazioni importantissime. Ormai affermato non solo a livello nazionale. Il suo sostegno ritmico è stato eccellente per tutta la durata del concerto.

Con il difficile compito di reinterpretare al sassofono i brani di Coltrane, il giovane Gianfranco Menzella, materano, classe 1978. Si è diplomato in sassofono nel 2000 presso il Conservatorio di musica “E. Duni” di Matera con il massimo dei voti e la lode e nel 2004 ha conseguito il diploma in Musica Jazz presso il Conservatorio “T.Schipa” di Lecce. Si è poi laureato presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali ottenendo nove primi premi assoluti e tre secondi premi. La sua prima incisione risale al 1999. Una carriera ricca di traguardi raggiunti e collaborazioni prestigiose. Nonostante il gravoso compito, non si è fatto intimorire, regalandoci alcuni assoli raffinati.

Nella prima parte del concerto è stato fatto un breve excursus sulla figura di John Coltrane, riproponendo alcuni suoi brani registrati prima del 1965, ma anche un brano tratto dalla discografia di Miles Davis . Il brano di apertura è stato “Moment’s notice” del 1957 e tratto dalla prima incisione di Coltrane a suo nome: “Blue train”. Il secondo brano invece è stato “Blue in green”, tratto dall’album di “Kind of blue” di Miles Davis. Anche questo album resta una pietra miliare per la musica jazz. Il brano viene accreditato a Davis, ma in realtà è frutto della creatività compositiva di un altro suo collaboratore: il pianista Bill Evans. Come Catacchio ha detto, Davis era un “gran furbacchione” ed è capitato spesso che si impossessasse di brani composti dai suoi musicisti.

A seguire due brani tra i più emblematici della produzione coltraniana: “Giant Steps” e “My favorite things”. Quest’ultimo brano è stato composto nel 1959 da Richard Rodgers e Oscar Hammerstein per il musical The Sound of Music (Tutti insieme appassionatamente). La lunga versione di Coltrane, incisa nel 1961 farà diventare il brano un “jazz standard”.

Tutta la seconda parte del concerto è stata dedicata all’esecuzione integrale della suite in quattro tempi di A Love Supreme: Part 1: Acknowledgement; Part 2: Resolution; Part 3: Pursuance; Part 4: Psalm. Tutto questo dopo un lungo isolamento da parte del musicista che, pur non essendo credente in nessuna religione, sorprende tutti con questo inno: “Risveglio” ad una vita nuova, “Decisione” da prendere per realizzare ciò che più conta, “Perseveranza” per continuare su questa strada, e “Salmo”, una preghiera. Il testo di questa preghiera è riportato sulla copertina dell’LP e viene “recitata” non con la voce ma con il suo sax.

Dopo “A Love Supreme” la musica di Coltrane cambia radicalmente. Gli ultimi album diventano di più difficile ascolto, ma la realtà che solo dopo due anni la vita e la carriera artistica di Coltrane terminerà. Con il doveroso bis, il quartetto ha poi voluto rendere omaggio al Duke, riproponendo un altro brano estremamente significativo, inciso da Duke Ellington e John Coltrane nel 1962, dal titolo “In a sentimental mood”. E con il bis, tutti i presenti (appassionati o no di Coltrane) sono tornati a casa appagati per l’ottima riproposizione. Quello che abbiamo avuto modo di ascoltare è jazz allo stato puro.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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