
Nella rassegna guidata da Nicola Lagioia, abbiamo l’abitudine di vedere soprattutto, e in via crescente, mondi diversi confrontarsi sul palco, sul tema dettato dal mattatore dell’iniziativa. Anche per “Corpi nella tempesta”, abbiamo visto un dialogo tra uno scrittore primolavorista, romanziere premiato, e chi scrive per mettere nero su bianco il proprio mestiere e la propria Weltanschaung. Che sia la scienza medica e analitica, come per Lingiardi, o il racconto di scene di guerra, come per Mannocchi, la scrittura è una specie di morte per conseguenza di altro reato.
E invece, quando sul palco salgono due scrittori, di più, due Premi Strega, è una conversazione intima di altissimo livello, a darsi al pubblico. La rassegna, giunta al suo terzo appuntamento di questo ciclo, chiamato “Corpi nella Tempesta”, è come di consueto ospitata dal Teatro Kismet di Bari, al cospetto di un pubblico attento e partecipe.
È il turno di Domenico Starnone, scrittore campano, forte dei suoi trentotto libri, che hanno segnato quasi quarant’anni di storia della letteratura, ma anche di innumerevoli collaborazioni su tutte le testate, quotidiani, editoriali, stoffa e pensiero, per non parlare delle fortunatissime sceneggiature.
Dal racconto degli episodi più intimi, tra cui un’apologia in lettere delle corna, e in generale della fragilità dei sentimenti e delle relazioni, Starnone torna alle origini, a quadretti della vita da insegnante, una passione mai sopita. Nel narrare, sembra che Starnone non abbia mai abbandonato la cattedra, con particolare riferimento al primo incarico a Viggiano, una specie di Cristo si è fermato a Eboli, ma molto più pittoresco e luminoso.
Quanto all’impegno sociale e politico, Starnone ne parla, certo. Non ne è completamente avulso, però nel suo punto di vista l’impegno è consapevole e centrato su ciò che ognuno può fare, dove lo può fare. Nessun livore, nessun accorato trasporto, ma un sano e legittimo distacco della visione.
La rassegna si chiuderà con un’altra scrittrice, Donatella Di Pietrantonio, giovedì 3 aprile.
Beatrice Zippo