
A poco più di un anno dalla sua esibizione barese al Duke Jazz Club di Bari, sono tornato volentieri ad ascoltare il sassofonista danese Martin Jacobsen, segno evidente che fa parte della schiera di musicisti che non passano inosservati, e con una storia personale che ha dell’incredibile. E’ il terzo appuntamento organizzato dalla Libreria Roma per la rassegna “Imprinting music. Il Jazz in Libreria”. Una serie di concerti che si svolgono la domenica mattina, all’interno della Libreria, in un orario in cui di solito la libreria è chiusa. Ma nonostante tutto questi angusti spazi si riempiono facilmente e velocemente, E con un caffè e una fetta di torta, si respira un’aria davvero di festa.
Ad accompagnare Jacobsen al sax tenore, il “Trio Meridiana” composto da Gianlivio Liberti alla batteria, Pierluigi Balducci al basso elettrico e Dino Plasmati alla chitarra.

Martin Jacobsen, nato a Copenaghen, inizia a suonare il sassofono tenore relativamente tardi all’età di 19 anni, spinto dall’ascolto degli standard Jazz degli anni ’50, in particolare del primo Miles Davis e John Coltrane. Fino a quell’età non aveva avuto modo di approcciarsi a questo genere musicale. Poi la scintilla che gli ha cambiato la vita. Dopo un primo periodo in cui ha preso lezioni del suo strumento, la sua formazione è stata essenzialmente autodidatta.
Nel corso degli anni ’90, Martin ha lavorato con una serie di giovani jazzisti di talento sulla scena di Copenaghen, avendo anche occasione di incidere con grossi nomi del panorama danese come Niels-Henning Ørsted Pedersen e con Benni Chawes. Nel 1995 si trasferisce a Parigi per una decina d’anni, dove ha modo di incontrare tantissimi musicisti locali e stranieri, ed anche di perfezionare il suo stile musicale. Dal 2016 inizia mettere radici anche in Italia, nel Salento, e a Seoul nella Corea del Sud. Negli ultimi anni di attività ha l’opportunità di esibirsi in tantissimi festival in tutto il mondo, incidendo il primo disco a suo nome nel 2003, collaborando anche a registrazioni con altri musicisti (in particolare, italiani quali Dino Plasmati, Michel Rosciglione, Fabio Mariani e Francesco Pennetta.

Nella mia precedente recensione non sono andato troppo a fondo sulle sue vicissitudini di salute, ma domenica mattina, ascoltare il racconto da parte di Gianlivio Liberti (con Jacobsen presente), davvero è stato qualcosa che ha emozionato tutti. Nel 2017, il sassofonista ha contratto la PACNS (Angiite Primaria del Sistema Nervoso Centrale), una forma rara di vasculite di causa sconosciuta che colpisce il tessuto cerebrale. È estremamente rara e presenta sintomi come (tra gli altri) problemi di linguaggio, mancanza di coordinazione, tremori e paralisi parziale. Jacobsen ha manifestato tutti questi sintomi. Suo malgrado, è stato sottoposto ad intervento neurochirurgico. Si scopre così che paesi come la Corea del Sud sono all’avanguardia per queste patologie. L’intervento però non ha fatto altro che “resettare” la sua vita. Non è stato in grado di suonare il sax per un anno e mezzo; ci sono voluti altri 18 mesi per tornare a suonare. La malattia ha anche paralizzato la sua bocca e la lingua: “Ho dovuto imparare a parlare di nuovo, oltre a riuscire a suonare.” Il suo linguaggio è tornato dopo diversi mesi di riabilitazione intensa, ma fino ad allora, racconta, “ero muto” – tagliato fuori dalla possibilità di comunicare né con le parole né con la musica. Come per assurdo, ha re-imparato a suonare il sax ascoltando i suoi dischi. Sono stati anni bui nel vero senso della parola, ma alla fine,è riuscito a riprendere tutte le funzionalità.

Come detto, sul palco con lui il “Trio Meridiana, reduce dalla pubblicazione di un album dal titolo “KiaOra”, senza Jacobsen ma con l’aggiunta del pianista Vittorio Palmisano.

Dino Plasmati, chitarrista compositore, è nato a Matera nel 1972. Laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari e diplomato in chitarra presso il Conservatorio “E. Duni” di Matera. Intraprende lo studio della chitarra all’età di nove anni studiando jazz presso una scuola privata a Matera. Nel 1987 fonda Meridiana Group, con cui tiene concerti in Italia e all’estero e col quale incide quattro cd. Nell’89 si perfeziona al Berklee College of Music a Perugia, ammesso a frequentare il livello superiore di studio sotto la guida di Jim Kelly e Donovan Mixon, e con Pat Metheny nel 2003. La sua attività è densa di avvenimenti, e concerti, collaborando con tantissimi artisti anche internazionali (primo tra tutti Bobby Watson). Spesso le sue composizioni sono state utilizzate per colonne sonore di documentari.

Gianlivio Liberti, classe 1972, è un batterista barese. All’età di 9 anni intraprende lo studio del pianoforte classico per tre anni con il fu M° Civera. A 12 anni si dedica allo studio della batteria, strumento che non abbandonerà mai più. Prende per lungo tempo lezioni di batteria jazz dal M° Benny Forestiere (docente di percussioni e batteria presso il conservatorio N. Piccinni di Bari). Per due anni frequenta le sessioni invernali di Siena Jazz sotto la guida di Stefano Battaglia, Paolino Dalla Porta e Fabrizio Sferra, dove consegue il diploma di alta specializzazione per musicista jazz. Partecipa a numerosi seminari e masterclass con Gene Jackson, Elvin Jones, Bobby Durham, Billy Drummond, Roberto Gatto, Fabrizio Sferra, Harvey Schwartz, David Liebman, Dado Moroni, Agostino Marangolo, Stefano Battaglia, Ettore Fioravanti, Walter Calloni, Delfeayo Marsalis, Massimo Manzi, solo per citarne alcuni. Il suo drumming non è mai invadente e riesce ad assecondare qualsiasi musicista si trovi ad accompagnare.

Pierluigi Balducci, classe 1971, barese di nascita, è molto attivo nella sua Corato. Apprezzato e richiesto da tantissimi musicisti, anche a livello internazionale, per la sua peculiarità. Inizia la sua carriera di musicista come chitarrista classico, dedicandosi poi al basso. E’ difficile etichettare il suo stile musicale, che riesce a fondere il jazz di matrice afro americana con la tradizione classica e folklorica europea. Ha collaborato (e continua a farlo) con musicisti del calibro di Ernst Reijseger, Robert Bonisolo, Luciano Biondini, Michele Rabbia, John Taylor, Roberto Ottaviano, Paul McCandless, Gabriele Mirabassi, e il gruppo pugliese di world music Tavernanova. Ha composto la colonna sonora di A ma soeur, film di Catherine Breillat, in concorso al Festival di Berlino (2001). Il suo ensemble ha inciso inoltre la sigla del film di Edoardo Winspeare, Galantuomini (2008). È inoltre componente della formazione Nuevo Tango Ensamble, con cui si esibisce da anni in tutto il mondo. Attualmente insegna al Conservatorio di Matera.

Il concerto mattutino è andato via velocemente, tra brani classici come “Watch what happens” di Michel Legrand, standard jazz come “Embraceable you” di Gershwin, brani originali di Jaconsen (Funk in deep freeze) e composizioni di Dino Plasmati, tratti dall’album KiaOra, dal titolo Mareverderame e KiaOra.
Ancora una volta una mattinata dove è stata tangibile l’empatia tra i musicisti ed il pubblico presente. Prossimo appuntamento il 13 aprile con il gruppo del giovane flautista Aldo Di Caterino. Grazie alla Libreria Roma per la deliziosa ospitalità.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro