
Il 21 marzo ha tanti profumi. Ha il profumo dell’inizio tradizionale della primavera (che tecnicamente è iniziata il giorno prima), ha gli effluvi della poesia e delle foreste. Da trent’anni a questa parte, prova anche ad avere il profumo della legalità.
Una giornata che sia un inciampo contro la recrudescenza della prevaricazione e della criminalità nelle città, forte di nuove industrie come il turismo.
Personalmente, odio le serie TV e i film che glamourizzano la criminalità e le mafie, come i vari Gomorra, Suburra. Non sono neppure riuscita a vedere Peaky Blinders, perché a mio vedere cambiava il dialetto, ma la musica è quella.
Per questo, saluto sempre con gioia spettacoli che diffondono su un palco un carisma pulito, quello della lotta alle mafie, ovunque esse siano. E se vedo tante ragazze e tanti ragazzi nel pubblico, assieme alle loro famiglie, non posso che pensare che non tutto sia perduto.
“Il Figlio del Magistrato” di Luca Pizzurro, vede Guido Saudelli sul palco insieme a Francesco Valente che cura anche le musiche originali, in una produzione EllegipìTeatro20. Lo spettacolo rientra nella stagione del Teatro Abeliano di Bari. Ospite d’onore della serata, l’Assessore Comunale alla Legalità Nicola Grasso.
La vicenda è quella di Manfredi Borsellino, che l’anno in cui suo padre e Giovanni Falcone, amico d’infanzia e di famiglia di Paolo Borsellino furono trucidati dalla mafia, aveva 20 anni e studiava Giurisprudenza. Più precisamente, è raccontata la storia dei 57 giorni tra i due attentati, le misure extra di sicurezza adottate dalla famiglia Borsellino a protezione della famiglia, i rapporti con la scorta. Non dimentichiamoci, infatti, che nell’attentato del 19 luglio 1992 in Via D’Amelio persero la vita anche i cinque agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Max Cosina, Claudio Traina. Essi sono evocati sul palco da cartonati con le loro immagini, che proteggono Manfredi Borsellino, tra un caffè e l’ennesima consapevolezza, come disse Borsellino, che “Adesso tocca a me”.
Piccoli sprazzi di normalità provano a rendere accettabile la vita della famiglia: un gelato, una sera al mare, un sogno in cui c’è ancora Falcone, un aneddoto dei giorni spensierati, perché i vent’anni non ammettono colpe e eccezioni, il drammatico racconto del periodo all’Asinara, l’ombra della trattativa “Stato-mafia” che lasciava i magistrati del pool Antimafia sotto scacco del tritolo.
Soprattutto, la musica: Vasco Rossi, Nino Buonocore, Rino Gaetano. Saudelli e Valente provano a ricostruire l’Italia di quegli anni in musica, e non solo, tra Indurain che si avviava a vincere il Tour de France e i vicini che per protestare contro la musica fuoriorario chiamavano il telefono fisso di casa in casa.
Chissà, forse riavvolgendo il nastro, salvando la famosa agenda rossa, l’Italia, che viveva il primo cataclisma pubblico dopo l’assassinio di Aldo Moro, sarebbe stata un Paese diverso.
Beatrice Zippo