L’impronta indelebile di un artista che ha sempre affermato il valore della libertà: il Museo di Roma in Trastevere ospita la Mostra inedita dedicata al genio di Rino Gaetano

Mentre tutti scrivevano veri e propri inni d’amore, Rino Gaetano cantava “Ma il cielo è sempre più blu”, un clamoroso inno alla vita che dal 1975 ad oggi, resta uno dei brani più celebri nella storia della musica italiana. Lo scorso 16 febbraio è stata inaugurata a Roma la mostra “Rino Gaetano” aperta sino al 28 aprile, un’esposizione inedita dedicata al cantautore accidentalmente morto a soli 30 anni nel 1981, ma che ha lasciato un’eredità artistica senza tempo, un possesso che continua ad essere unico e contemporaneo.

La mostra è ospitata al Museo in Trastevere, nel cuore di uno dei quartieri più artistici e caratteristici di Roma che il cantante ha tanto amato e soprattutto non lontano dal Folkstudio, luogo dove Rino mosse i primi passi da musicista e poi futura dimora di altrettanti grandi artisti, come Antonello Venditti e Francesco De Gregori.

L’esposizione racconta l’intero cammino dell’artista attraverso uno storytelling ricercato e affinato, in cui foto, cimeli artistici, la raccolta dei dischi, testi scritti a mano, video, strumenti musicali o indumenti personali come l’accappatoio indossato durante il Festivalbar all’Arena di Verona o la giacca in pelle utilizzata al 28esimo Festival di Sanremo, ne svelano passo dopo passo la sua storia.

Calabrese di nascita ma romano di adozione, Rino non ha mai avuto il timore di esprimere i propri pensieri, anzi, lui celebra la rivoluzione, è la rivoluzione, esprimendo nei testi la sua realtà sociale a 360 gradi; denuncia le problematiche della società, parla di politica, di crisi meridionale, di disuguaglianze, di corruzione politica, di ipocrisia, di alienazione industriale, emarginazione e globalizzazione. Le sue canzoni sono state spesso una critica diretta e ironica nei confronti della società italiana, ma allo stesso tempo hanno mostrato un forte senso di umanità ed empatia, di vicinanza a chi subiva le conseguenze dei cambiamenti in atto.

All’interno di una teca si leggono i testi scritti a mano di alcune delle sue più celebri canzoni, come l’esaltazione della forza femminile di Gianna che “difendeva il suo salario dall’inflazione” contro la disuguaglianza di genere, o Berta filava e Sfiorivano le viole, che tratta i temi dell’emarginazione.

Oggi la sua musica continua ad essere apprezzata per la capacità di trasmettere messaggi significativi e provocatori, ma sempre in maniera del tutto singolare, con quella bravura intellettuale che lo esonerava da qualsiasi appartenenza o schieramento sociopolitico. La mostra, perciò, non rappresenta soltanto un omaggio ad uno dei cantautori più significativi della musica italiana, ma anche un’occasione per riflettere sul grandioso potere dell’arte nel dare voce ai grandi problemi della società. Attraverso la sua musica e il suo impegno sociale, Gaetano ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura italiana, ispirando vecchie e nuove generazioni e invitando ad affermare sempre il valore della libertà, quell’unica arma che rende davvero vivi.

Alessandra Sassanelli
Foto di Alessandra Sassanelli

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